Roscigno, comune della Campania in provincia di Salerno,prende il nome dalla dizione dialettale "RUSSIGNUOLO",cioè l'usignolo.Infatti il suo stemma è rappresentato da un cuore,preso dallo stemma del comune di origine,Corleto Monforte,da un usignolo,uccello che popolava la zona e dalla scritta latina "Luscinia cantat".Nell'ultimo censimento del 1991,Roscigno,contava 1142 abitanti,in diminuzione rispetto al precedente del 1981,a causa delle frequenti emigrazioni nei paesi europei ed extraeuropei.Il vecchio paese sorgeva a piè di un colle culminante nel pianoro di Monte Pruno,necropoli lucana ove sono state rinvenute in data non molto remota: tombe,monili,vasi e resti di armi risalenti al IV e V secolo a.C. Il primo agglomerato di case ebbe origine da alcune famiglie di pastori dalla vicina Corleto Monforte (Salerno),che venivano a svernare in questo remoto angolo,assolato e ricco di pascoli.Solo verso il 1500 si costituì il Comune autonomo.Le case della piazza e la chiesa appartengono alla fase più recente (sette-ottocentesca) del vecchio abitato, prima del definitivo trasferimento nel centro nuovo. Ma di un "casale Russino", rifugio di pastori e contadini, si ha già notizia dall'XI secolo.
Il borgo medioevale
La storia di Roscigno è simile a quella dei piccoli centri di origine medioevale del Cilento interno.
Nato come insediamento agro-pastorale, il borgo, sopravvissuto negli anni per la posizione sicura sulle colline, lontano dalle rotte di maggiore percorrenza commerciale e militare, tuttavia è stato vittima dello sfruttamento feudale e poi di avvenimenti traumatici: la frana, che l'ha costretto a continui trasferimenti in zone più solide, e l'emigrazione, che fin dal primo dopoguerra gli ha inferto un duro colpo spopolandolo in gran parte.
La frana
La frana obbligò i roscignoli a spostarsi varie volte. Il primo nucleo abitato infatti si trovava molto più a valle, vicino ai fiumi Ripiti e Fasanella, le cui acque causavano lo smottamento del suolo. Un primo trasferimento degli abitanti verso nord si è verificato nel XVI secolo, un altro intorno al 1770, quando fu abbattuta la vecchia chiesa e costruita quella di S.Nicola, in località Piano, dove si trova ora. L'ultimo trasferimento è quello definitivo nel nuovo centro a 1 km di distanza.
Il trasferimento
Due ordinanze del Genio Civile (1907 e 1908) stabilirono lo sgombero del paese e la costruzione di nuove case in un altro centro piú a monte, in terra sicura. Cominciò cosí un lento trasferimento degli abitanti, che non volevano lasciare il paese.
Ma un abbandono completo non c'è mai stato: il paese si ripopola ogni giorno per il passaggio dei contadini e degli animali verso i campi, la piazza è ancora un punto d'incontro e le case meglio conservate sono diventate depositi di attrezzi e stalle.
Architettura Portali, archi, muri in pietra viva, pareti intonacate con malta e sabbia, finestre e balconcini in ferro battuto sono gli elementi essenziali dell'architettura roscignola. Le case povere, i palazzotti e le cappelle signorili, appena riconoscibili dalle rare cornici decorate, la chiesa settecentesca dalla facciata sobria e la struttura urbanistica medioevale fanno del paese un esempio unico di museo a cielo aperto.
La Chiesa
La chiesa parrocchiale di Roscigno Vecchia, dedicata a S. Nicola, fu costruita nel 1770. Da allora ha subito vari interventi di consolidamento a causa dell'erosione delle fondamenta.
Una casa contadina
La tipica casa contadina è di pietra, legata con malta di calce e sabbia locale, col tetto coperto di embrici in terracotta. In genere è a due livelli: al piano terra c'è la stalla, che era usata anche per servizi igienici, un deposito per attrezzi agricoli, una legnaia e una cantina per olio, vino, frumento.. Una scala interna di pietra o di legno collega il primo al secondo piano, con solaio in legno, dove c'è un'unica camera da letto e una cucina col camino. Al di sopra una soffitta di travi di legno, ben ventilata, era adatta per conservare o essiccare alimenti.
Archeologia Sul Monte Pruno, a 2 km da Roscigno, sono venute alla luce abitazioni e sepolture con ricchi corredi risalenti ad un arco cronologico tra il VII e il III sec. a.C.: gioielli di ambra intagliata, armi, vasellame in argento, bronzo e in ceramica, utensili, appartenenti, tra l'altro, ad una tomba "principesca". Complesse strutture e una poderosa cinta fortificata testimoniano l'esistenza di un antico e vasto insediamento stabile.
La sepoltura principesca
Nel 1938 sul pianoro del Monte Pruno venne scavata una sepoltura definita subito "principesca".
Gli oggetti di corredo denotavano la ricchezza e il rango sociale elevato del defunto, come un candelabro in bronzo di produzione etrusca, un raffinato calice in argento, una collana ed una corona d'argento, e il suo ruolo di capo guerriero, come una ruota di carro, una punta di lancia di ferro e due strigli in bronzo (fine V sec. a.C.)
Il balcone degli Alburni
Monte Pruno domina l'unico valico che mette in comunicazione il Vallo di Diano con la pianura pestana; la sua posizione strategica ha permesso l'impianto di un vasto insediamento stabile che, lungo i secoli, ha assunto forme articolate e diversificate. I ritrovamenti testimoniano rapporti molto stretti con le genti greche e lucane.
I Lucani a Roscigno
Dagli anni '80 numerose scoperte hanno portato alla luce sepolture con ricchi corredi e una imponente abitazione, in contrada Cuozzi, con molti vani e un cortile centrale: la presenza di intonaco parietale, la decorazione fittile del tetto e l'abbondanza dei materiali rinvenuti fanno pensare ad una dimora raffinata. La necropoli vicina ha restituito oggetti tipici della cultura lucana.
AMBIENTE
Il Cilento interno è insieme aspro ed ospitale. Qui si lavorano i campi nei modi antichi, i torrenti sono arsi d'estate e ribelli d'inverno. Sulle colline a tratti brulle e a tratti coperte di castagni e ulivi compaiono isolati casolari di pastori, e più in alto, sulle montagne, i rarissimi abeti bianchi...
Paesaggio rurale La trebbiatura con la pietra è uno degli antichi lavori contadini sopravvissuti, che caratterizzano il paesaggio della zona. I colori e i ritmi lenti della natura si legano alla vita degli uomini in un magico equilibrio ambientale.
Grotte e sorgenti La regione è ricca di sorgenti e corsi d’acqua che nei secoli hanno
favorito gli insediamenti abitativi. Il terreno arenaceo, molto erodibile, però li ha spesso esposti alla frana, accelerata dalle acque pluviali che seguono la rete di fratture dei condotti carsici. Numerose sono le sorgenti pedemontane ma anche le grotte, bellissime, che si snodano in lunghe e suggestive gallerie sotterranee, conosciute in epoca preistorica. Da visitare senz’altro le sorgenti del Sammaro o del Fasanella, tipici percorsi da appassionati di trekking, le grotte di Castelcivita e quella di S.Angelo a Fasanella, dedicata al culto religioso dall’ XI secolo.
Natura La grande varietà ambientale, che va della macchia mediterranea alla flora pre-alpina, permette la sopravvivenza di specie animali preziose come il lupo, il falco pellegrino e l'aquila reale e di alberi rari come l'abete bianco.
Come arrivare:
Roscigno dista 85 Km da Napoli e si trova a 28 km dall'Autostrada A3 Salerno-Reggio Calabria, con uscita al casello di Atena Lucana. In alternativa, il Comune è raggiungibile in auto mediante la nazionale Strada Statale n.166, al bivio di Corleto Monforte.