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mercy
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Inserito il - 13/11/2005 : 15:57:29
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Che significa "sono di centro", centro di che, di dove. Il centro è un posto indefinito, dove chi ci sta si nasconde dietro la parola moderato, o dietro "cattolico", come se poi si avesse l'esclusiva sul cristianesimo (scelta di comodo e ipocrita). Il senso di essere moderato è tipico di chi accetta compromessi e che è pronto a stare un pò di qua e un pò di là... Io queste persone non le sopporto, a me piace, quando parlo con una persona sapere chi ho di fronte. Sei di destra, bene! Sei di sinistra, bene! Vedi Mastella, guida la nave con migliaia di scialuppe di salvattaggio e raccoglie naufraghi a destra e sinistra... Mi rovolgo soprattutto ai giovani, fate scelte nette e siate orgogliosi di farle, non sbagliamo come i nostri genitori... Non seguite solo le persone, ma guardate anche i partiti che votate, non si possono avere venti idee differenti...e cambiare casacca a ogni partita, si perde di credibilità !!! In Italia i partiti più affidabili, dove passano le stagioni, ma dove gran parte delle persone sono sempre lì con le loro idee, sono AN, DS e PRC, tutto il resto sono un gran minestrone, che ha impedito lo sviluppo dell'Italia e rallentato l'ammodernamento. Io avrei preferito, che la legge elettorale non fosse cambiata, anzi avrei rafforzato il maggioritario, perchè in un paese come l'Italia, c'è bisogno di scelte nette e non di ambiguità, non vi preoccupate la democrazia non sarebbe stata a rischio...Rafforzare il maggioritario sarebbe stato l'unico modo per impedire la nascita di altri partiti e diminuire quelli presenti... Ora la riforma in senso proporzionale è quasi fatta, speriamo bene..., perchè, per chi come me non è proprio giovanissimo, il ricordo del proporzionale degli anni ottanta è vivo, e i governi di ogni due mesi, e le coalizioni che cambiavano ogni mese, non sono un bel ricordo   
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Modificato da - mercy in Data 14/11/2005 10:57:46
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mary
Nuovo Utente
3 Messaggi |
Inserito il - 13/11/2005 : 20:06:26
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Caro Mercy, a supporto di quello che dici riporto una lettera aperta di Mario Segni il padre del referendum sulle leggi elettorali, era pubblicata su un blog:
“Sono Mario Segni, quello che ha perso il biglietto della lotteria. L’uomo che aveva l’Italia in mano, come mi è stato detto molte volte. Ho cercato di spiegare che avevo perso le elezioni, non la lotteria, perché nel '94 ero candidato contro Berlusconi e lui prese molti più voti di me. Ma sono rimasto quello che ha perso la lotteria.
Pazienza, un po’ mi dispiace. Ma non più di tanto, perché so che la vera lotteria erano i referendum e che con quelli abbiamo cambiato il sistema politico, cosa successa nel secolo scorso solo a De Gaulle, in Francia nel ‘58. Il fatto che, senza alcuna carica, sia stato il promotore di tutto questo mi rende orgoglioso.
Adesso il biglietto della lotteria lo stanno rubando davvero. Ma non a me, a tutti noi. Con il primo referendum abbiamo mandato a casa Craxi e un bel po’ di politici. Con il secondo referendum, quello sul maggioritario, ci siamo conquistati il diritto di scegliere direttamente sindaco, presidente della Provincia e della Regione. Con il governo il diritto ce lo siamo conquistato a metà. Nel 94 abbiamo scelto Berlusconi e Bossi l’ha mandato via. Nel 96 abbiamo scelto Prodi e i suoi amici l’hanno sbattuto via. Nel 2001 ha vinto Berlusconi ed è rimasto in carica sino alla fine. In fondo questo è il nocciolo della democrazia. Ma ce lo stanno sfilando di mano. Oggi ci assicurano che tutto rimarrà come prima, che il governo continuerà a sceglierlo il cittadino: tutte balle!
Mastella chiederà il voto non per sostenere Prodi, ma per farlo fuori al più presto. Bertinotti condizionerà il suo appoggio a chissà quale diavoleria. L’UDC chiederà di essere votata proprio perché non vuole Berlusconi. Il giorno dopo le elezioni la vera conta non sarà tra chi ha votato Berlusconi e chi ha votato Prodi, ma tra quelli che hanno votato il vincitore per farlo durare e chi l’ha votato per farlo fuori alla prima imboscata.
Andreotti dirà che non è un gran male, che siamo vissuti quarant’anni fra governi balneari, convergenze parallele, pani per due forni. Ma a un certo punto abbiamo deciso di cambiare, di diventare un po’ americani, inglesi, francesi, di poter scegliere un governo e dopo cinque anni toglierci il gusto di mandarlo a casa. Di avere un governo forte, che potesse fare anche una politica per il domani, per i giovani, con quelle misure dure necessarie, ma impopolari che solo un governo stabile può prendere.
Questo diritto ce lo siamo conquistato con i referendum del '91 e del '93. Ce lo stanno scippando. Che cosa si può fare? Non molto, purtroppo. Ma una cosa gli italiani la potrebbero fare tutti assieme: arrabbiarsi, indignarsi. Ho usato un termine che non va bene: indignarsi. I giornali dicono che indignarsi è un male, fa danno. E allora usiamo la parola giusta: incazzarsi. Con un’Italia incazzata, veramente incazzata, il Parlamento non passerebbe gli ultimi mesi a disfare un referendum invece che migliorare le condizioni di chi non arriva alla fine del mese. Forse sono ottimista. Certo è che un’Italia scippata mi rattrista. Un’Italia indifferente mi angoscia”.
Mario Segni
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