|
L’emblema di Agropoli: la porta.
La porta del borgo antico di Agropoli, posta all'estremità della scalinata che sale dal corso principale, oltre a costituire una delle più emozionanti immagini del passato, richiama i toni crudi della vita di un tempo, particolarmente quando i Saraceni, si stabilirono nell'abitato. Lo stemma di marmo che si vede in alto, sulla porta, è dei duchi Sanfelice.
I Sanfelice, nobile casata napoletana, ebbero il possesso del feudo di Agropoli dal 1660 al 1806.
Nel 1723 Girolamo Sanfelice possedette Agropoli, Laureana (Lauriana), Santo Mango, il Castello di Rocca ( Castri Rocci), feudo della Socia e feudo di Ghiagare seu Pignara.
Loro unificarono al proprio il cognome Delli Monti dei duchi di Acaia e Carigliano, al fine di evitare l’estinzione della famiglia.
Il duca Gennaro Sanfelice di Lauriano ed Agropoli ebbe dalla prima moglie due figli: Girolamo che ereditò il titolo, e Michele che diventò gesuita; dalla seconda moglie, Vincenzina Pandolfelli, ebbe, oltre una figlia che si fece monaca, il cavaliere Andrea (1763- 1808).
Andrea Delli Monti Sanfelice sposò, a diciotto anni, sua cugina Maria Luisa Molino (1764-1800), appena diciassettenne.
La nobildonna era figlia di Don Pedro Molino, ufficiale spagnolo che militava nell'esercito napoletano e di Camilla Salinero, genovese.
Luisa Sanfelice e il marito, dopo essere stati in Lauriana ed Agropoli nel marzo del 1788, furono costretti il 4 luglio del 1791 ad allontanarsi.
Il nome di Luisa Sanfelice si legò, per sempre, alla Rivoluzione napoletana del 1799; Lei, passionale e bellissima sirena mediterranea, fu vittima di un marito scapestrato, della ferocia dei Borboni, emblema della crudeltà umana.
Luisa fu implicata nella congiura controrivoluzionaria dei Baccher, che aiutò a scoprire, divenendo, suo malgrado, “ Madre della Patria”.
Tornati i Borboni a Napoli, Andrea Sanfelice, fedele agli ordini del re, consegnò al carcere la moglie, Luisa, che fu decapitata l’11 settembre 1800.
Lo stemma della famiglia ducale, che prima decorava l’ingresso del Castello Medioevale, oggi si trova sulla porta Greco-Bizantina.
In questo imponente e pesantissimo stemma si unisce nel campo principale suddiviso in tre quarti, sottostante ad una corona, ormai logora e rifinito in basso con un mascherone, da un parte le oche in due gruppi di tre a indicare l’alto volo dell’ onore della casata, dall’altra una croce sulla quale poggia un nastro con tre pezzi pendenti, appartenente, questo ultimo quarto alla famiglia estinta Delli Monti.
Non è possibile, dagli aspetti attuali, stabilire l'epoca della porta o da chi sia stata edificata. Certo la porta più antica, la prima in ordine cronologico, fu Greco-Bizantina..
La porta, così come oggi si presenta ai nostri occhi, è sormontata da cinque merli, pochi dei quali sostengono ancora palle di pietra. Le palle di pietra alternate con altre di cemento ed una croce di ferro indicante l'anno 1909 al ricordo delle sacre missioni, ornano ancora il parapetto sul margine della rupe. Attorno al centro storico si notano, tuttora, i resti della cerchia muraria: essi rappresentano i frantumi superstiti di un remoto passato, quando le mura di Agropoli si contrapponevano agli attacchi esterni. Anche adesso si nota, non lontano dalla porta, una torre quadrata. Segue un'altra torre, piuttosto cadente. Ascendendo il fianco della collina si vedono, appena affioranti dal suolo, i ruderi di una terza torre. Sul versante posto dirimpetto, quello prospiciente la contrada S.Marco, in posizione inferiore al castello, e precisamente al ponte d'ingresso, è possibile riconoscere le fondamenta dalle quali si alzava una quarta torre. Mura e torri erano presidiate da guardie. Esse accolsero, tante volte, la gente fuggitiva dai dintorni e diedero protezione alla popolazione del luogo. Oltre alla menzionata porta, non risulta vi fossero altre porte, ma solo delle piccole aperture nelle mura per consentire, in casi particolari, l'accesso e l'uscita dal paese. Entro queste mura si introdusser, verso la fine del secolo IX, i Saraceni, che fecero molte e tragiche irruzioni, spingendosi nell'interno. In seguito al loro insediamento, Agropoli subì una certa degradazione con la diminuzione della popolazione e con la scomparsa della sede vescovile.
Milena Esposito
|