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L’incanto della baia di Trentova.
Tra i tanti incanti
della costiera cilentana c’è, senza dubbio, la baia di Trentova.
Questo luogo, a circa 200 metri a sud dello scoglio di San
Francesco, è un’enorme attrazione, non solo per il suo paesaggio
magico e inviolato, ma soprattutto per le sue acque rilucenti e
limpide. La baia prende il nome dallo scoglio omofono di
Trentova, perchè, secondo la leggenda popolare, in tempi
lontani, furono trovate nelle grotte sottostanti la roccia
affiorante trenta uova di gabbiano o di tartaruga marina.
I
miei ricordi più belli si trovano su quella riva, tra i piccoli
sassi che portano allo scoglio grande, azzurro, nei frangenti
che, quando c’era corrente, causavano grida e ilarità di noi
bambini.
Trentova è un sogno, uno dei più belli di tutto il Cilento, la
sua baia ti abbraccia nel verde, blu e turchese delle sue acque
chiare e iridate e dei suoi dolci pendii riccioluti di tenere
foglie lucenti.
Il mare al mattino è come cristallo trasparente, si agitano
mille piccoli pesci dispettosi e vivaci, l’acqua fresca fascia
accarezza e incanta chiunque si arrivato fin lì.
Il giorno arriva pigro da dietro la dolce collina e a mano a
mano, il sole alzandosi nel cielo celeste, riscalda la rena
dorata, la fa brillare, riflettono mille bagliori iridescenti;
ricordo le piccole conchiglie nivee, che risuonavano nel mio
secchiello rosso, i ricci di mare rotolavano lenti e tra gli
aculei bruni riflessi iridati li illuminavano, le crudeli meduse
cristalline e mute ondeggiavano lente.
L’aria si riscalda, nella brezza marina frizzante, anche nelle
ore più infuocate delle estati roventi, Trentova rinfranca il
corpo e l’anima, resta fresca e sempre un soffio d’aria respira
tra i bagnanti.
Dalla spiaggia accogliente, guardando verso Napoli, la presenza
altera e silenziosa dello scoglio azzurro tenero, quasi bianco,
trascina la mente verso i racconti omerici, il pensiero vola
libero alle mitiche sirene, alle loro malie, da Trentova pare
sentirne il canto o meglio l’incanto, tutto è seducente
miraggio, è richiamo assoluto al magico e al fiabesco.
Lo sguardo ricorre la dolcezza del Vallone verso Tresino, luogo
che fu prima antico abitato dei greci Trezeni, poi porto e sede
gentilizia romana, arcaico sito di memorie storiche,
affascinante per i segreti che ancora tace.
Le fresche acque suscitano il desiderio di bagnarsi e di
bagnarsi ancora e tra quella infinita delicatezza di cristallo,
in quel sensuale abbraccio, atavico cullare, la fantasia sovrana
porta verso la gioia e la serenità, non sembra mare, ma felicità
destinata agli dei.
Il sale si asciuga sul corpo, sempre più bruno, piccola cipria
candida e brillante accarezza.
Trentova è la spiaggia dei bambini, che, al mattino presto,
scendono con le mamme; è dei ragazzi, che, in allegre comitive
raggiungono il mare verso mezzogiorno, arrivando assonnati e
pigri, si stendono sotto il sole; è degli anziani che giungono
per godersi la salubrità del posto e per ricordare; Trentova è
la spiaggia dell’amore, dell’ora più bella: quella del tramonto.
Il sole, ormai stanco del tanto raggiare, viene giù e arrossisce
per gli occhi di tutti gli innamorati, lentamente, ogni sera,
dipinge con larghe pennellate, sempre cangianti, l’impalpabile
cielo, le nuvole merlettate, i ricami della spuma del mare, usa
il rosso, l’arancione, il rosa, scolorisce pian piano, infiamma
il mare, le tinte decolorano verso sfumature più tenui.
All’orizzonte, col suo profilo di donna altera e superba, Capri
risplende, lontani e piccoli bagliori riverberano alla luce
quasi spenta del giorno che muore.
I gabbiani fermano i loro voli, le loro grida lontane.
Il silenzio avvolge la baia in tenero abbraccio, l’acqua
accarezza la sabbia, ormai priva di luce, gioca tra i piccoli
granelli, quasi in muto conforto. Tutto si spegne, le ultime
orme svogliatamente risalgono verso le luci del centro abitato.
La spiaggia è un letto disfatto.
Lungo la linea del tramonto, mentre il sole incontra il mare,
brilla incredibile l’ultimo raggio verde.
Quello che, secondo antichi racconti, consente di leggere con
chiarezza nel proprio cuore e in quello degli altri.
Altro ancora è l’incantesimo della notte che bacia teneramente
Trentova sotto infinite stelle, sotto la luna.
Milena Esposito
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