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Infatti nel 1412 i feudi ecclesiastici di Agropoli e Castellabate furono ceduti dal pontefice Gregorio XII al re Ladislao di Durazzo (1386-1414) come parziale pagamento di alcuni debiti di guerra. Ancor prima, però, che la Corona ne entrasse formalmente in possesso, come di fatto avvenne nel 1443, il re Alfonso d'Aragona il 20 luglio 1436 concesse i feudi di Agropoli e Castellabate a Giovanni Sanseverino, conte di Marsico e barone del Cilento, con l'obbligo di pagare al vescovo di Capaccio un'annualità di 12 once d'oro.
I primi dati statistici su Agropoli risalgono al 1445, quando la cittadina, compresi i villaggi dipendenti, contava in tutto 202 fuochi, corrispondenti al altrettanti nuclei familiari.
Con alterne vicende, tra le quali va ricordato il temporaneo trasferimento (1505-1507) a Rodrigo d'Avalos marchese di Vasto, Agropoli ed Agropoli oggiil suo feudo fu tenuto dai Sanseverino fino al 1552, allorcéé il principe Ferrante, ultimo rappresentante di questa famiglia, accusato di tradimento, fu costretto a rinunciare a tutti i suoi possedimenti.
Agropoli successivamente passò ai D'Ayerbo d'Aragona (1553), ai Grimaldi (dopo il 1564), ai Filomarino principi di Roccadaspide (1626), ai Mastrillo (1650), temporaneamente agli Zattara ed, infine, ai Sanfelice duchi di Laureana (1660), che tennero la cittadina fino all'abolizione della feudalità (1806).
Agropoli fu particolarmente colpita dalle incursioni barbaresche del XVI e XVII secolo, che la spopolarono al punto da ridurne gli abitanti a solo qualche centinaio. Particolare menzione meritano il saccheggio che subì il 21 aprile 1544, quando furono catturate circa 100 persone, e quello del 30 giugno 1630, in cui gli Agropolesi con l'aiuto di una folta schiera di Cilentani respinsero l'assalto di 700 corsari turchi, che tuttavia riuscirono a portar via sulle navi un notevole bottino e molti prigionieri, ma furono decisamente sconfitti, lasciando anche diversi morti sul terreno. Oggi la cittadina di Agropoli, che solo nel corso dell'Ottocento incominciò ad espandersi oltre il perimetro delle mura medioevali, conserva intatto il centro antico e gran parte del circuito delle mura difensive col portale seicentesco d'ingresso. Sul vertice del promontorio resta il castello angioino-aragonese (su impianto bizantino di VI sec.), mentre ad ovest dell'attuale porto turistico s'innalza a picco sul mare la torre costiera (XVI sec.) detta di S. Francesco, accanto ai resti rimaneggiati dell'omonimo convento. Nell'Antiquarium comunale sono raccolti notevoli reperti archeologici, che documentano la storia dei luoghi dalla preistoria all'età medioevale.

Tratto da: "Cilento Turistico", n. 2, 1995, pp. 10-23
Piero Cantalupo

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